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Freedom Universe - A Mutants & Masterminds Traditional R.P.G. Campaign

JA slide show
Nov04

Nuovo Ingresso in Confederazione - Equos

Nuovo Ingresso in Confederazione

BREAKING NEWS FROM C-CHANNEL ONE! 

"Con Grande Gioia, oggi il Concilio della Confederazione dei Pianeti Uniti, a Voti unanimi ha dato il benvenuto nella Confederazione al Pianeta Equos, nel Sistema di Kaid, nel Cuore della Confederazione!

L'Annuncio è stato dato oggi, dal Presidente di Fulcon, a termine di una lunga giornata di Votazioni. Come ricorderete, Equos ed i suoi abitanti sono stati di grande sostegno alle Forze Confederate nascenti, sebbene non parte attiva, contro l'Unità Grue ai tempi della Guerra Grue.

Oggi, i Neutrali abitanti di Equos hanno innalzato la bandiera Confederata accanto alla loro per la prima volta. L'Uno Qualunque, portavoce e rappresentante dei Neutrali, ha dichiarato "E' con totale indifferenza che compiamo questo gesto qualsiasi", che, a detta dei traduttori universali, è interpretabile come una frase di gioia, forse."

 
Nov04

Primo Monologo a Due

Primo Monologo a Due

“Mi piace la squadra, sono tutti ragazzi simpatici e alla mano. E poi mi vogliono tutti un gran bene!” disse Grazia, perfettamente a suo agio sul lettino da terapeuta che ormai conosceva bene.

L’analista era scettica: “Parlami di loro. Come sei giunta alla conclusione che ti vogliano così tanto bene? Dopotutto, nonostante la tua… peculiarità… non hai mai avuto una gran fortuna nei rapporti umani, giusto?”.

Sorridendo, Grazia rispose: “Beh, Al Maay mi ricopre sempre di attenzioni e gentilezze, anche se a volte ha delle uscite da sporcaccione. Però non è cattivo. È solo… beh, solo Al Maay!”.

“Mm-mh”, annuì la dottoressa, mentre prendeva appunti sul suo block-notes. “Continua”.

“C’è… ci sono… ehm… mi trovo bene anche con Acid Bubbles. È una… uno… che mi fa… fanno… mi diverto con Acid Bubbles, soprattutto quando si parla di musica.”

“Hai difficoltà nel rapportarti con uno Yaouvindi? Mi sembri titubante al riguardo”

“Ma no, no. È solo che col fatto che si tratta di più individui di più sessi tutto in uno, tendo a confondermi. E voglio starci attenta, perché non vorrei offenderla… offenderlo… offenderli… offend…”

“Ho capito, ho capito. Va avanti.” disse la dottoressa, sistemandosi gli occhiali.

“Dunque… vediamo un po’… ci sono Exedor e Keenan! Il primo è molto divertente, ci sono un sacco di cose che fraintende, poverino. Fa tenerezza. Mentre Keenan è fortissimo e fa delle mosse pazzesche. O almeno credo. Vedere il mondo tramite delle macchie elettromagnetiche può rendere la vita meno spettacolare. Comunque, tornando a loro due, mi hanno sempre protetta. Si vede che sono brave persone. Exedor è troppo… infantile, in senso buono ovviamente, per essere cattivo. Mentre Keenan è un leale servitore della sua Fede”.

“Ok… e poi?”

“Beh, poi c’è Lorne. Lui è tutto squamoso! Ed è sempre così elegante! Devo confessare che a volte mi sento un po’ a disagio a vestirmi sempre con la mia solita tunica, così semplice in confronto ai suoi abiti autografati…”.

“Firmati” la corresse la dottoressa.

“Cosa?” chiese la ragazza dai capelli rossi.

“Si dice "firmati", non "autografati".

“Ah, ok!”

Sfogliando i suoi appunti, la dottoressa disse, con tono rammaricato: “Quindi, ricapitolando, mi dispiace dirtelo, ma da quello che mi hai detto finora posso dedurre che Al Maay sia cortese con te perché è pieno di secondi fini nei tuoi confronti, mentre Acid Bubbles ti mette chiaramente a disagio con la sua natura multipla…”.

Allarmata, Grazia si affrettò a dire: “No, no! Non è così! A me Acid piace, davvero! È tanto buona con me, spesso mi proteggeva, diceva che ero l’Avatar di un Nihiqualcosa…”

“Proteggeva, diceva” la interruppe la dottoressa. “Parli al passato… pensi che non ti tratti più come prima? Pensi che si sia stancata di te?”.

“Oh, insomma! Basta così. Io considero Acid Bubbles una sorta di sorella, visto che finora è l’unica persona che sembra avere una natura in qualche modo simile alla mia!”.

“Ti prego, resta calma. Agitarti non è da te. Non più ormai. I tempi della polizia su Naples sono finiti. Tieni, bevi un tè. Rilassati e lasciami continuare.”

Vedendo Grazia annuire, la dottoressa proseguì la sua analisi.

“Dunque… tu consideri Acid Bubbles una sorta di sorella, eh? Beh, su questo torneremo a parlare in seguito. Piuttosto, tu hai un serio complesso d’inferiorità nei confronti di Lorne, mia cara. Anzi, posso dire senz’altro che hai tale complesso nei confronti di tutti. Dopotutto, qual è il tuo ruolo nella S.P.A.C.E. Inc? Porti fortuna. E come è possibile evidenziare questo fatto? Fondamentalmente non puoi. È impossibile dimostrare, che tu stia facendo effettivamente qualcosa per modificare il corso degli eventi a favore dei tuoi compagni, no?”.

“Ecco, io…” Grazia tentò di dire qualcosa, ma sapeva che in fondo la donna che aveva di fronte aveva ragione. “Immagino di non poter fare nulla per dimostrarlo…”.

“No” disse la donna. “No, non puoi. Ed ecco perché è sempre sembrato, e sempre sembrerà, che ogni colpo andato a segno, ogni schivata ben riuscita, sia merito loro. Tu questo lo sai bene, ed è da questa consapevolezza che nasce il tuo complesso, infondato, d’inferiorità nei confronti degli altri membri del gruppo. Di coloro che, fondamentalmente, ti considerano più una mascotte, un cucciolo da tenere nella borsetta, come quando avete partecipato a quel concorso musicale, ricordi?”

“Io… sì…” Grazia si sentiva mortificata, era sull’orlo delle lacrime.

“Bene! Ti ricordi che ruolo ti hanno dato? Quello della bella statuina! Chiusa in una gabbia di vetro rinforzato. Imprigionata. Perché non si fidano di te. Perché, fondamentalmente… ti odiano.”

“No, non è così!” esplose Grazia, “Sono stata io a dire loro che non sapevo né cantare né ballare, e la teca di vetro serviva per proteggermi! Perché loro mi vogliono bene!”.

“Certo, cara. Perdonami. Mi sono lasciata trasportare. Non sono stata… professionale… hai senz’altro ragione tu, e i pensieri di Al Maay e di Acid Bubbles che hai sentito durante l’ultima avventura erano senz’altro un’illusione che aveva lo scopo di seminare zizzania nel vostro gruppo…”

“I… i pensieri di Al e Acid… io… io non lo so…”

“Oh, ma certo che lo sai… non erano illusioni… era la verità. Lui brama solo il tuo corpo, se ne frega dei tuoi sentimenti, mentre quel mostro viscido non vede l’ora di scioglierti tutta, cancellando anche la più piccola traccia della tua esistenza. La creatura che tu consideri al pari di tua sorella… ma ecco, appunto. Parlami di tua sorella.” Disse l’analista. Con il viso, solitamente affascinante, deformato da un ghigno.

“Non mi va di parlare di lei piagnucolò Grazia. “Devo proprio farlo?”.

“Oooh, ma certo che devi, mia cara” le rispose Ira, “Devi dirmi tutto, solo così potremo arrivare alla radice dei tuoi problemi”.

“Io amo mia sorella.” Disse Grazia.

“Mm-mh, continua ti prego. Stai andando benissimo.”.

“Ecco, è la persona che più amo e che più stimo. È bella, astuta e sa farsi valere. Però, ecco… a volte si comporta nel modo sbagliato, fino ad arrivare a fare cose cattive.”

“Per esempio?”

“Per esempio quando eravamo al concorso musicale, a cena, dopo la rissa. Tu hai fatto strozzare una persona, e poi io sono dovuta andare a farle la manovra per non farla soffocare!” disse Grazia tutta d’un fiato.

“Ahahah! Quella è stata una scena memorabile. Da morire dal ridere!” sghignazzò Ira.

Grazia, nonostante la cecità, conosceva l’aspetto della sorella. Sapeva che era molto bella. E si stupiva ogni volta quando lì, in una delle stanze della loro psiche condivisa, dove i suoi occhi funzionavano bene e poteva vederla bene, la sorella assumeva un aspetto terrificante quando sogghignava. Era irriconoscibile.

“NON C’ERA NIENTE DI DIVERTENTE INVECE, SORELLA!” urlò Grazia alzandosi in piedi, cogliendo Ira di sorpresa.

Poi ritrovato il contegno e la calma proseguì: “Tu non sai cosa si prova a risvegliarsi dopo lo scambio, vedere qualcuno in difficoltà e sapere che, anche se solo in parte, la colpa e tua. Con tutti quegli sguardi severi puntati contro. Fin da quando ero piccola, dopo l’incendio dell’orfanotrofio. Sempre quegli sguardi. E i sussurri. Dio, quanto odio i sussurri. Sono positivi? Sono negativi? Riguardano me? O sono solo pettegolezzi da vecchie comari? È il non sapere la natura di tali sussurri che mi fa impazzire e mi distrugge. E il sentirmi continuamente impotente. Per non parlare di quei momenti in cui, quando gli altri dicono che io non faccio niente e che sono inutile. Lo sforzo, incredibile, che faccio per ripetermi che stanno scherzando, che non lo pensano veramente. Mentre nel profondo della mia anima arrivo a pensare che magari hanno ragione, arrivo a dubitare dell’effettiva esistenza di qualche mia capacità. In quei momenti io mi lacero dentro, sorrido e abbraccio tutti. Se dimostrerò loro che gli voglio bene, anche loro me ne vorranno, anche se pensano che sono inutile. Io… io sono sempre stata sola… e non voglio più esserlo!”.

Vedendo la sorella crollata in preda alle lacrime, Ira accorse subito verso di lei. L’abbracciò, e le fece ristendere sul lettino poggiandole la testa sulle ginocchia. Le tirò i capelli dietro le orecchie e, con tono materno, le disse dolcemente di non piangere.

“Sei tu che mi fai piangere!” singhiozzò Grazia.

Allora Ira le rispose: “Non esiste che una sorella faccia piangere l’altra. Non sono io a farti piangere. Sono loro che ti fanno piangere. E ti assicuro che prima o poi la pagheranno. La pagheranno tutti”.

Grazia avrebbe sicuramente ribattuto qualcosa, se non si fosse addormentata.

 
Nov04

Freedom Squire, Prologue

Freedom Squire, Prologue

Il doppio cheeseburger era gustoso e Technodoll lo addentava avidamente.

Essendo un androide, e quindi quasi interamente sintetica, non aveva in realtà alcun bisogno fisiologico di cibo… ma parte del suo cervello e parte del suo sistema sensoriale e percettivo erano bioogici, umani, e quella poca umanità ogni tanto esigeva che si soddisfacessero certi piccoli capricci.

E la noia non aiutava di certo a far passare queste piccole voglie alimentari.

Erano ormai mesi che l'androide fissava il planisfero luminoso, giorno e notte, tenendo d’occhio quell’insulso puntino rosso che continuava a spostarsi, per lo più via mare.

Era partito da Miami e poi si era diretta in lungo e in largo… Perù, Singapore, Australia, India… la mancanza d’ordine e di senso che dimostrava quel puntino nello spostarsi rispecchiava il disordine mentale della persona che trasmetteva il segnale.

Quella persona era Kathleen Burns, nome in codice: Burning Luck.

Recluta dell’Anti-Global Crime, agenzia anticrimine “supersegreterrima”, come diceva lei, ed ex-membro dei Freedom Knights, ora Freedom Crusaders, team di eroi della città di Detroit, la ragazza, dal passato burrascoso e con diversi problemi mentali e turbe psichiche, proprio a causa di questi suoi problemi, dopo aver trovato un misterioso forziere nel mare di Miami, aveva deciso di prendere il mare e darsi alla pirateria. Non tornò neanche per salutare.

“Piccola ingrata…” pensava fra sé e sé Technodoll che, in realtà, sperava di rivedere presto il ritorno di Kath perché “sarà anche una testa calda, ma almeno con lei in giro non mi annoiavo!”.

Stava proprio pensando questo quando l’ultimo pezzo di cheesburger scomparve… e il puntino rosso fece lo stesso!

“Ma che caz…?! Che cosa ha combinato adesso quell’idiota? Dov’è finita???”. Si collegò al computer e controllò che non ci fosse qualche guasto. Tutto funzionava alla perfezione. Consapevole che se ne sarebbe pentita, chiamò la Base dell’AGC.

“Unità Technodoll da Detroit a Base. Ripeto: unità Technodoll da Detroit a Base, mi sentite?”.

Sul monitor comparve l’immagine di un uomo con una testa di leone sul capo, era Charging Chimaera, il leader dell’organizzazione. Nonostante fosse l’unico dei tre membri dell’AGC a non avere superpoteri, era molto rispettato per le sue conoscenze scientifiche e tattiche.

“Qui Base, unità Technodoll, ti ascoltiamo e ti vediamo.”

“Ho perso il segnale di Burning Luck. Attendo istruzioni.”

Per un lieve istante, sul sempre imperturbabile volto di Charging Chimaera era comparsa una lieve espressione di stupore.

“Questo è molto improbabile…”

“Con il dovuto rispetto, Signore, ma l’improbabilità è la migliore arma a disposizione del soggetto…”

“Capisco… Quali sono le ultime coordinate registrate?”

“Latitudine: 46°11'39.56"S; Longitudine: 135°42'20.32"O.”

“Cosa c’è in quella zona?”

“Assolutamente niente, Signore. Solamente l’Oceano Pacifico.”

“Molto bene. Preparati, unità Technodoll. Vai in missione.”

“Ma, Signore, io non posso, le mie mansioni non…”

“La tua direttiva primaria era di badare alla ragazza e alla sua incolumità.” Disse severamente Charging Chimaera. “Era una nostra responsabilità, una TUA responsabilità e ne sei venuta meno. Il minimo che tu possa fare per porvi rimedio è trovare la ragazza e riportarla, incolume, lì a Detroit.”

“Signore, non credo di avere risorse sufficienti per…”

“Sono sicuro che il Sindaco D’Amico sarà in grado di fornirti tutte le risorse di cui avrai bisogno…dopotutto Burning Luck faceva parte della sua squadra, una volta.”

“Con tutto il rispetto, Signore, ma…”

“È tutto.”. E sul monitor tornò l’immagine del planisfero, ancora privo del suo puntino rosso, che Technodoll cercò di nuovo per qualche secondo, nella speranza di evitarsi quella seccatura di missione che gli era stata affidata.

“Come se Tony D’Amico avesse un’idea di squadra che implichi la presenza di qualcun altro oltre a lui…”.

**********

“Presidente D’Amico… Presidente Tony… no, Presidente D’Amico è meglio, decisamente”. Questo pensava Tony mentre fissava la città dalla finestra del suo ufficio. Nonostante fossero passati ormai mesi da quando si era insediato come Sindaco, non si era ancora abituato all’ufficio del Municipio. Quel palazzo era decisamente troppo basso per i suoi gusti.

“Questa sì che è una vista con i cosiddetti.” Pensava dall’alto del suo grattacielo, dove aveva ricominciato a passare sempre più tempo, preferendo quell’ufficio così sopraelevato, rispetto a quello del Municipio, che comunque riusciva a scorgere da dove si trovava adesso.

Nonostante Catherine, la sua segretaria, si lamentasse dell’assenza del Sindaco dal suo ufficio, Tony era ben consapevole che la ragazza sarebbe stata perfettamente in grado di gestire la cosa anche se lui se ne stava lì, nella sua torre, ad osservare la piccolezza altrui. L’unico inconveniente della faccenda era che, non potendo Catherine lasciare l’ufficio, l’unico abbastanza veloce da portare a Tony la posta e le scartoffie da firmare e timbrare era…

“Tyno, pls! Why io must portare all cueste cose to you?” disse con voce lamentosa il grosso roditore antropomorfo quando si materializzò nell’ufficio, porgendo metà di una pila di carte a Tony e facendone cadere maldestramente l’altra metà.

“Buon Dio, Berrat! Fai un po’ più attenzione!” esclamò stizzito Tony muovendosi per raccogliere le carte cadute, aiutandosi col bastone per alzarsi.

“Tyno, pls! don’t hurt me!” esclamò Berrat portandosi le braccia davanti al muso da topo, temendo il bastone di Tony; dal canto suo, il Sindaco non aveva la minima intenzione di picchiare quell’essere che, nonostante la stupidità e la parlata da ritardato, era comunque, grazie ai suoi poteri, una risorsa non indifferente per Tony. E quindi per l’intera città. “Forse, quando me ne andrò a Washington, potrei lasciarlo qui, a fare... l’eroe” pensò l’ambizioso Sindaco.

“Tyno, my tail is gustosa!” biascicò la bizzarra creatura mentre si rosicchiava la coda.

“No, non credo sia il caso… meglio portarlo con me, insieme a tutti gli altri...” si disse, osservando l’eccessiva stupidità di Berrat che, messo a confronto con Tony, sembrava avere un’intelligenza perfino inferiore a quella di un topo normale.

“Però non posso abbandonare i Crusaders così, allo sbaraglio, privandoli per di più della mia supervisione e delle mie risorse… devo trovare qualcuno che possa supportarli quando io me ne andrò. Ah, vabbè, ci penserò dopo.”, e cominciò a smistare la posta.

Le solite seccature burocratiche, roba da firmare o da timbrare, per lo più, ma ad un certo punto si ritrovò in mano una busta senza francobollo, priva di qualsiasi intestazione, sigillata con la ceralacca.

“Berrat, vieni qui, apri questa busta e vedi se c’è dentro dell’antrace.”

Il topo umanoide si teletrasportò vicino al suo padrone, prese la busta, e l’aprì. Non successe nulla.

“Tyno, pls! Insegn me to leggere!” disse speranzoso l’esperimento fallito.

“Non oggi, Berrat. Intanto esercitati guardando le figure di queste pubblicità, mentre io leggo questa strana lettera…” rispose Tony.

“ok, Tyno! Io learn to leggere for divenning a great business uomo! So io can kill Baret and take his posto in the world of affari!” urlò entusiasta la creatura, che per l’eccessiva emozione cominciò a bagnarsi i pantaloni di urina.

Tony non fece caso allo sporco sul tappeto, né all’odore di ammoniaca che cominciava a diffondersi nell’ufficio. Intelligente com’era aveva già finito di leggere il contenuto della busta misteriosa in pochi secondi, e quello che c’era scritto non gli era piaciuto affatto. Sembrava che la città di Detroit non avrebbe mai conosciuto la pace e adesso un’altra minaccia si parava all’orizzonte. Per sventarla serviva un viaggio, luogo e destinazione ignoti, e i Freedom Crusaders non potevano permettersi di disperdersi in un periodo che, Tony se lo sentiva, era sempre più vicino al suo insediamento alla Casa Bianca… come promesso da Mr.infamy…

Forse era il caso di anticipare la chiamata di rinforzi, ma chi chiamare?

“Cosa hai detto?” chiese il Sindaco D’Amico all’uomo-roditore.

“Tyno, pls! my pipì go all out! I need pampers!” rispose piagnucolante Berrat.

“Non questo. Cosa hai detto PRIMA?” esclamò con foga Tony.

“Ho deto che io will kill Baret e i’ll prenderò his posto!” rispose la creatura con un insolita aria saccente, che proprio non gli si addiceva.

“Barret, eh? Potrebbe essere un’idea…” pensò Tony. “E chi altro potrei chiamare?”.

Un lampo gli balenò negli occhi, l’idea era arrivata, poi sogghignò, guardò la lettera e disse ridendo: “A corto di uomini, io? Non sai proprio con chi hai a che fare, eh? Tony D’Amico non è mai a corto di uomini! Bwhahahahahahahah!”.

“Ghghgh!” sghignazzò Berrat, nella grottesca imitazione di un essere umano.

“Bah, zitto, tu, topo!” disse Tony, seccato. La creatura gli stava rovinando il suo momento di autocompiacimento.

“Signore,” esclamò la voce elettronica della TDTower, “c’è una certa Technodoll che chiede di essere ricevuta, temo però che non abbia un appuntamento”.

“Non fa niente, falla entrare. Stavo giusto pensando di contattarla…”

“Tyno, pls! I’ve made a lot of caca!” esclamò frignante Berrat.

Freedom Squire

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